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“La locomotiva” è la più popolare delle canzoni composte da Francesco Guccini, pezzo forte dell’album “Radici” del 1972

di Marco Travaglini

«…E che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia». Così termina “La locomotiva”, la più popolare delle canzoni composte da Francesco Guccini, pezzo forte dell’album “Radici” del 1972. In tantissimi l’hanno cantata, ritmandone le strofe, ma non è facile stabilire in quanti davvero sanno che questa ballata si riferisce ad un fatto realmente accaduto che vide protagonista il ventottenne anarchico bolognese Pietro Rigosi.

Era il 20 luglio 1893 quando Rigosi, aiuto macchinista (per l’esattezza, fuochista) delle Ferrovie del Regno d’Italia, impadronitosi di una locomotiva in sosta, la mise in moto, lanciandola sui binari alla velocità di cinquanta chilometri all’ora che per quei tempi era davvero notevole. La locomotiva, immatricolata con il numero “3541”, era una delle centotrenta unità della Rete Adriatica e trainava un treno merci. Quel ...continua a leggere "LA LOCOMOTIVA DI PIETRO RIGOSI CHE GUCCINI TRASFORMÒ IN BALLATA"

di Marco Travaglini

 

Ventitre anni fa, nell’aprile del 1996, usciva per Baldini & Castoldi , “Il pesce elettrico” di Enrico Fovanna, il primo e forse unico romanzo scritto da un italiano sul popolo curdo (premio Stresa 1996 e premio Festival Romanzo Esordiente, Salone del Libro di Torino 1997). Un mese prima dell’uscita del libro, Fovanna –  all’epoca trentaseienne, nato a Premosello in Val d’Ossola, nel nord del Piemonte – era stato arrestato dalla polizia turca a Diyarbakir. Curiosamente il libro racconta proprio la vicenda di Pietro, un reporter incarcerato da Ankara perché sospettato di collaborare con il Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, movimento che si batte per la liberazione del popolo di quella che è stata definita  «la più grande nazione al mondo senza stato». In uno dei rari casi in cui la fantasia letteraria precede la realtà, il protagonista de “Il pesce elettrico”  –  inviato di guerra italiano –  scompare nel momento in  cui viene liberato – cinque anni dopo l’arresto – e lo fa mentre  tre colleghi del suo giornale (due uomini e una donna: Stefano, Alfredo e Barbara ) sono partiti con lo scopo di rintracciarlo. ...continua a leggere "IL PESCE ELETTRICO E IL KURDISTAN"

È nelle librerie “Requiem per la Bosnia”, il nuovo volume di Barbara Castellaro pubblicato da Infinito Edizioni nella collana Orienti, con l’introduzione e le fotografie di Paolo Siccardi e la postfazione di Marco Travaglini. Quello della scrittrice è un reportage che apre una finestra, soprattutto sotto il profilo umano, alla scoperta di cos’è stata, cos’è e forse cosa potrà essere la Bosnia Erzegovina, terra martoriata dal conflitto nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso proprio sul crinale tra Occidente e Oriente, in quella che viene definita l’Europa “di mezzo”. Un libro che racconta il grumo d’emozioni, gioie e dolore che pesano nell’anima della gente che abita e abitava quei territori balcanici, dove Barbara ha colto la vitalità di un popolo che ha sofferto pene indicibili, la sua necessità di non ...continua a leggere "REQUIEM PER LA BOSNIA, UN LIBRO DI BARBARA CASTELLARO"

un documentario di Emir Kusturica, con Pepe Mujic come Mujica, Argentina 2019.

La storia di Josè “Pepe” Mujica: un uomo umile che è diventato Presidente della sua nazione l’Uruguay, restando fedele a quello che crede e abbracciando nello stesso tempo, il cambiamento. È la storia di un attivista politico, di un comunista, di un guerrigliero della sinistra latinoamericana, orgoglioso del proprio passato, un uomo che osa sognare un futuro migliore.

“Il Che Guevara senza sigaro”, “Il presidente più povero del mondo”, “El Pepe”. Come raccontano i suoi tanti soprannomi, Josè Mujica non ha bisogno di presentazione: è personaggio noto e amatissimo dal suo popolo, ma forse poco conosciuto in ...continua a leggere "PEPE MUJICA, UNA VITA SUPREMA"

Claudio Caligari con i suoi film è stato il cantore, inascoltato, delle generazioni perdute degli anni Settanta. Infatti, il decennio seguito alle grandi lotte operaie e studentesche del 1968-‘69 fu un periodo di reazione ferrigna. Si annunciò col rugginoso boato delle bombe di piazza Fontana. Il potere giocò tutte le carte, anche le più sporche e feroci, per difendersi e distruggere un movimento che appariva inarrestabile. Ci hanno messo un bel po’ di tempo e, alla fine, ci sono riusciti.

Una delle armi impiegate in quella battaglia è stata la droga. Chi ha attraversato quegli anni se lo ricorda bene. Prima, il dissodamento del terreno con ...continua a leggere "CLAUDIO CALIGARI E L’ODORE DEI FOTTUTI ANNI SETTANTA"

C’è stato un tempo in cui la montagna è stata uno dei simboli del riscatto nazionale

di Marco Travaglini

Emile Chanoux

Una data, un luogo e un nome. Possono bastare questi tre indizi per rintracciare, nel tempo, un segno di riscatto per le nostre montagne? La risposta è affermativa se la data è il 19 dicembre 1943, se il luogo è un piccolo centro quasi alle porte di Torino di nome Chivasso e se il nome che si cerca coincide con la “Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine”. Quanti conoscono questa storia? Probabilmente meno di quanti ci si potrebbe augurare, ma a coloro che sono consapevoli della sua importanza e del suo valore non sfugge quanto rappresenti. Si potrebbe definire, infatti, la “prova del nove” del fatto che c’è stato un tempo in cui la montagna è stata uno dei simboli del riscatto nazionale, un tempo fissato nella storia di quei mesi difficili che vanno dall’8 settembre del 1943 alla primavera del 1945.
In quelle stagioni drammatiche i monti italiani, dalle Alpi agli Appennini, rappresentarono il luogo fisico nel quale s’inscenava una lotta dura, fatta di resistenza, libertà, speranza nel futuro. A quelle montagne e a quei montanari ...continua a leggere "19 DICEMBRE 1943 IL RISCATTO DEI MONTANARI NELLA “CARTA DI CHIVASSO”"

“Sono sempre con noi ” è il nuovo album della Band del Pian Cavallone che raccoglie storie di donne e uomini resistenti tra il lago Maggiore, la Valgrande e l’Ossola

di Marco Travaglini

In undici brani prendono corpo, tra le parole – spesso in dialetto, sfruttando pienamente l’espressività comunicativa che lo caratterizza – e la musica, i ritratti di donne e uomini che combatterono per la libertà e di luoghi e vicende legate a quei venti mesi che cambiarono l’Italia. La Band del Pian Cavallone, composta da Renato Pompilio (chitarra), Marco Modica (violino), Fabio De March (basso), Luca Maglio (percussioni) e Flavio Maglio (voce), propone un progetto di narrazione musicale che affianca l’esperienza dedicata alla memoria storica con la passione per la musica. Il nome stesso della band rappresenta un omaggio ad una delle prime formazioni partigiane che operò sulle montagne del Verbano. Con uno stile musicale e un linguaggio moderno la Band fa rivivere emotivamente le vicende di Nino Maglio, partigiano in Valgrande, di Emilio Cantalupi (Balilla), degli inseparabili Gianni Majerna e Arialdo Catenazzi, del giovanissimo Beniamino Cobianchi, trucidato a soli 15 anni, di Augusta Pavesi e Antonio Mozzanino (Fulmine), anch’essi uccisi dai fascisti. Nei testi si parla di Renato Colombo, deportato a Dora Mittelbau, ...continua a leggere "LA MEMORIA DELLA RESISTENZA NELLA MUSICA DELLA BAND DEL PIAN CAVALLONE"

Una storia dentro l’incubo reale della Bosnia nei primi anni ‘90

di Marco Travaglini

Prijedor, Bosnia Erzegovina, in quella che oggi è la terza città della Repubblica serba di Bosnia (Rs), tra la primavera e l’estate del 1992 accaddero cose spaventose. Sembrava d’essere tornati ai tempi del nazismo. Gli ultranazionalisti serbo-bosniaci vogliono sradicare i “non serbi”, danno la caccia ai musulmani e lo fanno con le deportazioni e gli omicidi. Vengono creati per quest’ultimo scopo tre campi di concentramento e, spesso, di sterminio. Nomi che, alla memoria, suonano tremendi: Omarska. Keraterm. Trnopolje. In quest’ultimo luogo, composto da una scuola, una casa del popolo e un prato, vengono recluse tra le quattromila e le settemila persone. Ed è lì e nei dintorni che è ambientata la storia narrata nel libro di Luca Leone e Daniele Zanon. “Tre serbi, due musulmani e un lupo” è un racconto di fantasia, ma poggia su solide basi storiche e di testimonianza. Questo libro non è solo un romanzo, ma anche un reportage di quanto accaduto in un tempo troppo vicino a noi per non conoscere o non voler sapere. Vengono evocati un quadro terribile di violenze, sopraffazioni, omicidi, odio nazionalista e un clima allucinante, ...continua a leggere "TRE SERBI, DUE MUSULMANI, UN LUPO"

Viaggi compiuti spostandosi solo con mezzi pubblici, per incontrare e dare voce ai vissuti di donne e uomini, protagonisti loro malgrado di una delle più tragiche pagine della storia dell’umanità del nostro tempo

di Marco Travaglini

“Lungo la rotta balcanica” è il racconto di un viaggio sulla principale porta d’ingresso all’Europa e per la quale sono transitate oltre un milione di persone. Anna Clementi, operatrice e mediatrice linguistico-culturale presso il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Venezia, ha vissuto per alcuni anni in Siria e in Palestina. Diego Saccora opera all’interno del sistema di accoglienza del Comune di Venezia nell’ambito dei minori stranieri non accompagnati e da tempo è impegnato nel promuovere iniziative a favore dei giovani in Bosnia Erzegovina. Insieme hanno scritto questo libro importante, pubblicato da Infinito Edizioni. Due viaggi. Il primo, ...continua a leggere "LUNGO LA ROTTA BALCANICA"

di Marco Travaglini

Le elezioni politiche del 1948 si tennero il 18 aprile. Per la seconda volta, a guerra finita e liberazione avvenuta, si votava a suffragio universale. Una campagna elettorale dura, senza esclusione di colpi , si consumò nel paese nel breve volgere di un mese e mezzo. Il mondo diviso in blocchi dalla “guerra fredda”, il piano Marshall e il peso degli Stati Uniti d’America in Europa , l’influenza della chiesa cattolica, determinarono prima la frattura nel governo a tre che vedeva insieme DC, PCI e PSI, con l’esclusione delle sinistre, inasprendo le polemiche nel paese, e poi il ricorso alle urne. Il 20 marzo 1948, a un mese dal voto, il segretario di Stato Usa, George Marshall, artefice del piano di aiuti economici definito dal governo di Washington per la ricostruzione dei Paesi europei “amici”, dichiarò che gli aiuti economici all’Italia (erano già arrivati 176 milioni di dollari in tre mesi) sarebbero cessati nel caso di una vittoria elettorale delle sinistre. Parole velenose, pronunciate mentre prendeva corpo l’idea che dal responso delle urne dipendesse la scelta tra occidente e comunismo. Si fronteggiarono così, a muso duro, la Democrazia ...continua a leggere "L’EQUIVOCO DEL 18 APRILE 1948"

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