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Le ultime elezioni comunali hanno consegnato, o riconsegnato, le nostre città a giunte di destra che rappresentano minoranze sempre più esigue e comitati d’affari ancor più insaziabili e spietati. A Borgomanero, tutto si è risolto al primo turno: poco più della metà del 58% dei votanti (nel 2012 votò più del 66%) ha scelto il primo cittadino. A Omegna, al ballottaggio, si è recato alle urne meno della metà degli elettori e la prima lista vi era giunta col 39% dei consensi. A Borgosesia, gli elettori sono diminuiti dal 70 al 65% e la lista vincente si è attestata sul 38%. I conti sono presto fatti: a Borgosesia, chi governa rappresenta un quarto dell’elettorato; a Borgomanero il 29 %; a Omegna, nel primo turno, raggiunge appena il 20%. Nei tre centri, su quasi 42 mila elettori, hanno disertato le urne più di 17 mila cittadini. Non c’è dubbio alcuno: nei prossimi anni, le amministrazioni delle nostre città saranno espressioni di minoranze.

...continua a leggere "11 GIUGNO: LA MINORANZA AL GOVERNO DEI COMUNI"

Lo scorso 17 aprile, lunedì di pasquetta, la compagna Annamaria Prandina è stata trovata morta nella sua abilitazione di Novara, dove viveva sola dal momento della lungodegenza della sua unica figlia.
Con le parole di Teresa Noce, la mitica Estella delle brigate internazionali e della Resistenza, si era definita “brutta, povera e comunista”. Era il suo un atteggiamento di sfida, una dimostrazione di coraggio e, al tempo stesso, la coscienza del male di vivere per chi nasce proletaria. Riviveva in lei quello spirito combattivo delle donne “forti” della nostra tradizione socialista e comunista come Nina Seccatore, la Wanda dei primi scioperi nelle risaie agli inizi del ‘900; come Maria Giudice, alla testa durante la prima guerra delle lotte alla Manifattura Lane di Borgosesia; come Abigaille Zanetta, irriducibile antimilitarista e internazionalista; come le mondine ...continua a leggere "ANNAMARIA PRANDINA"

di Marco Travaglini

Era la sera del 30 giugno 1990. Ventisei anni fa, a Firenze. L’orologio indicava che di lì a poco sarebbero scoccate le 19,30 della sera e allo stadio Comunale ( quello che oggi porta il nome di Artemio Franchi) faceva un gran caldo. Nell’aria ferma e umida non c’era verso di trovare un briciolo di refrigerio. Ai calci di rigore si stavano decidendo i quarti di finale dei mondiali di calcio tra l’Argentina di Maradona e la Jugoslavia dei tanti talenti balcanici. Dopo 120 minuti di calcio a decidere fu un rigore di Faruk Hadžibegić, un difensore, maglia blu numero cinque della nazionale della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Quello che, due anni dopo, fu ...continua a leggere "L’ ULTIMO RIGORE DI FARUK, STORIA DI CALCIO E DI GUERRA / Reprint"

di Marco Travaglini

Nel periodo più buio della storia italiana, durante l’occupazione nazifascista dell’Italia del nord, la Repubblica partigiana dell’Ossola ha rappresentato il primo tentativo organizzato di rinascita democratica del paese. Per più di quaranta giorni, dal 10 settembre al 23 ottobre del 1944, oltre ottantamila cittadini furono i protagonisti del governo di un vasto territorio all’estremo nord del Piemonte, al confine con la Svizzera, dandosi un ordinamento repubblicano ed una legislazione che sarà in parte riproposta e rivalutata nella Costituzione italiana del 1946. La vicinanza con la Confederazione Elvetica consentì di seguire con interesse e attenzione le vicende di questo territorio libero anche da parte della stampa internazionale. Una storia, quella dei “quaranta giorni di libertà”, breve ma ricca di ...continua a leggere "LA RINASCITA DEMOCRATICA DEL PAESE La “Repubblica” della Val d’Ossola / Reprint"

“ – Intervistatore: Il fascismo fu dunque una sorta di Moby Dick, un condensato del male che scatenò, per antitesi, la Resistenza…
Fenoglio: No, faccia attenzione. In primo luogo Moby Dick è il simbolo del male tutto, preso nella sua vastità e profondità oceanica; è il male nobile, grande, eterno, sublime… il fascismo non fu che una povera cosa, come le ho detto, la pelle lubrica di un corpo malato”.
Con queste parole, tratte dalla Piccola intervista impossibile a Beppe Fenoglio che chiude il volume Racconti partigiani, Giacomo Verri rende omaggio al grande autore piemontese e, al tempo stesso, definisce il carattere di fondo del fascismo, la sua ennesima sconfitta, il suo ultimo fallimento: quello di rappresentare una sorta di male in sedicesimo, miserabile e decadente, come le ideologie irrazionaliste e nazionaliste che lo plasmarono e lo alimentarono. I Racconti seguono e completano ...continua a leggere "GIACOMO VERRI, RACCONTI PARTIGIANI / Reprint"

Ci ha lasciati il compagno partigiano Tek.
Gli ultimi momenti sono stati per lui di grande sofferenza. Lo abbiamo seguito con trepidazione. Lo dicono le statistiche. La speranza di vita si è allungata rispetto al passato, la qualità della vita è migliorata, ma la fine, gli ultimi momenti sono il più delle volte tormentosi e tanto sofferti.
Giacomino Foglia era nato a Barengo il 19 marzo 1925. Tek era il nome di battaglia nella Resistenza. Nei nostri paesi, ci si chiama per soprannome, un’abitudine che oggi si va perdendo. Siamo nell’epoca del nickname. Avere un nome diverso, essere conosciuto attraverso un nome di battaglia era un segno di rispetto, una condizione di privilegio riservata a pochi e lui, per noi tutti, era ed è il Tek. Raccontava spesso ...continua a leggere "L’ONORE DELLA VALSESIA / Reprint"

Da qualche anno la Liberazione è diventata una festa multietnica e sempre più colorata. Si tratta di una conseguenza dell’immigrazione, ma c’è anche qualcosa di più profondo. L’Italia ha un passato coloniale che, in quanto a ferocia e rapina, non teme confronti con altri imperialismi. Non c’è differenza tra le vittime innocenti degli eccidi nazifascisti in Italia e le popolazioni massacrate dai gerarchi fascisti nelle colonie italiane. Allo stesso modo, gli africani che si batterono contro le guerre coloniali fasciste sono accomunati, in dignità e spirito di libertà, con i partigiani e i civili che contrastarono l’invasione nazista e il vile collaborazionismo repubblichino. Tra di loro c’è una figura gloriosa e indimenticabile: il partigiano nero Giorgio Marincola.
Sarà pur vero che i governi liberali prima e il fascismo poi si avventurarono nella colonizzazione quando le fette più succulente della torta erano già state spartite tra ...continua a leggere "LA PELLE NERA DEL PARTIGIANO / Reprint"

La sera del 3 marzo 2016, all’età di 86 anni, è mancato Giuseppe Fusi. Vale! Lo salutiamo con un addio laico, memori e consapevoli di quanto per lui fosse importante il valore della laicità.
Era cresciuto nella palazzina della Torcitura di Borgomanero, dove il padre lavorava nella direzione aziendale. Del mitico fabricòn dal Scirulé, dove hanno gettato sudore e fatica generazioni di donne, fanciulli e operai borgomaneresi, non rimane altro che una cappelletta a suo tempo consacrata. I reparti, alcuni dei quali con coperture a shed di primo Novecento, e la palazzina sono stati demoliti fino all’ultimo mattone per far posto alla Esselunga di Caprotti. Strana convivenza: una minuscola edicola votiva, segno di una devozione passata, e un moderno, gigantesco tempio dei consumi e del profitto, l’unica vera sacralità consentita nell’epoca della globalizzazione. Dunque del fabricòn non c’è più nulla, ma Giuseppe si ricordava tutto, perfino il suono dello “zoccolamento” sul selciato ...continua a leggere "GIUSEPPE FUSI: UN ADDIO LAICO / Reprint"

Si è tenuto sabato 12 marzo, presso la Casa della Resistenza di Fondotoce di Verbania il convegno Le stragi nazifasciste tra memoria, storia e ricerca di giustizia. A 70 e più anni di distanza, il bilancio appare quanto mai sconfortante. A fronte di 15 mila morti, tra cui anziani, donne e centinaia di bambini, gli assassini sono rimasti quasi sempre impuniti.
Nel 1994, in uno sgabuzzino della Procura militare di Roma, saltarono fuori 695 fascicoli d’inchiesta sulle più sanguinose stragi nazifasciste in Italia. Lì giacevano, dopo l’ “archiviazione provvisoria” disposta nel 1960 dal procuratore Enrico Santacroce, parte in un armadio con le porte rivolte verso il muro e parte su di una scaffalatura impolverata. Il “ritrovamento” giunse al momento opportuno. Buona parte dei criminali responsabili dei massacri erano scomparsi per cause naturali. ...continua a leggere "IL PUNTO SUI CRIMINI DI GUERRA NAZIFASCISTI IN ITALIA / Reprint"

Una boccata di ossigeno, il film di Pietro Perotti e Pier Milanese. Un documento unico che restituisce voce, giustizia e dignità alle decine di migliaia di operai che furono protagonisti delle lotte in quella che è stata la più grande fabbrica metalmeccanica d’Europa. “Avrei voluto esserci”, è stato il commento di un ragazzo che ha partecipato a una delle proiezioni del film organizzate da Proposta Comunista. È la conferma di quanto le ragioni della ribellione al capitale non solo siano sane ma anche molto contagiose. Per questo, su di una formidabile stagione della lotta di classe è calato il cordone sanitario di un impenetrabile muro di gomma. Padron Agnelli e i suoi eredi in maglione di cachemire sono vendicativi. Non hanno perdonato a quella classe operaia di aver messo a nudo le loro meschinità e l’hanno condannata al silenzio. Il pensiero (oddio, la parola è grossa…) unico craxiano e berlusconiano, fino all’ultima variante renziana, hanno eseguito la sentenza della damnatio memoriae. Negli stessi archivi della RAI, il famoso servizio pubblico, sono spariti filmati e ampex che documentavano quelle lotte quando invece sono custoditi con le più amorevoli cure i gorgheggi del quartetto Cetra. ...continua a leggere "SENZA CHIEDERE PERMESSO. MEMORIE OPERAIE A MIRAFIORI / Reprint"

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