Vai al contenuto

L’ideologia imperante guarda il 1969 attraverso la lente deformata degli “anni di piombo”. È uno sguardo falso, che stravolge completamente la realtà dei fatti. Intendiamoci: di piombo, rovente e fischiante, ce ne fu molto in quell’anno straordinario, ma fu, nella maggior parte dei casi, quello della polizia e dei fascisti. E proprio sul piombo fascista vogliamo rinfrescare la mente ai tanti distratti e ai troppi deboli di memoria.

Nel giugno 1969, ci fu un cambio al vertice del MSI, il crogiolo dei nostalgici del ventennio. Morto il legionario franchista e repubblichino Arturo Michelini, diventò segretario del partito il massacratore di partigiani Giorgio Almirante. Come si può costatare, il passaggio avvenne all’insegna di una perfetta continuità. D’altro canto, i fascisti sparavano e lanciavano bombe prima di giugno. Continueranno a sparare e a tirare bombe dopo quel mese e negli anni successivi. Questo con buona pace di ...continua a leggere "1969: IL PIOMBO ERA DEI FASCISTI"

di Marco Travaglini

Qualche anno fa, con alcuni incontri-concerto in occasione degli eventi per il “giorno della Memoria”, i piemontesi ebbero l’opportunità di conoscere la musicista e cantante Esther Loewy Béjarano che tra meno di due mesi compirà 95 anni essendo nata il 15 dicembre del 1924 a Saarlouis (a quel tempo territorio tedesco del protettorato anglo-francese della Saar) in una famiglia di musicisti di origine ebraica.

Aveva undici anni quando la sua famiglia si trasferì a Ulm, progettando l’emigrazione in Palestina. Un desiderio che, a causa del progressivo aggravarsi della situazione in Germania, non si realizzò, sfociando nel dramma della persecuzione e della deportazione. Nel 1941 i genitori di Esther e una sorella vennero imprigionati e uccisi. La ragazza, dopo un periodo in un campo di lavoro ...continua a leggere "ESTHER LA RAGAZZA CHE SUONAVA AD AUSCHWITZ"

di Marco Travaglini

“Despedida” in spagnolo significa “partenza, addio”. È anche la parola con la quale si ricorda l’omaggio tributato dai barcellonesi ai volontari stranieri delle Brigate Internazionali che lasciavano la Spagna in seguito alla scelta unilaterale del governo repubblicano di smobilitare le loro formazioni per indurre la Società delle Nazioni a pretendere il ritiro dei “volontari” italiani, tedeschi e portoghesi che combattevano nella fila dei nazionalisti di Francisco Franco. Settantanove anni fa, il 28 ottobre 1938, i combattenti delle Brigate Internazionali sfilarono per un’ultima volta sulla Diagonale di Barcellona davanti a duecentomila persone e alle massime autorità repubblicane. Dolores Ibarruri, la Pasionaria, li salutò così: «Compagni delle Brigate Internazionali! Potete partire a testa alta. Voi siete la storia. Voi siete la leggenda, siete l’esempio eroico della solidarietà e dell’universalità della democrazia!» ...continua a leggere "28 OTTOBRE 1938 L’ADDIO DELLE BRIGATE INTERNAZIONALI A BARCELLONA"

Cento anni fa la Conferenza di pace dopo la Prima guerra mondiale

«Rimpiango l’Europa dai parapetti antichi!», esclama il Battello ebbro di Rimbaud. Invece, di quella Europa, imperialista e borghese, ben poco c’è da rimpiangere. Per responsabilità sua, molto pianto risuona ancora per il mondo.
Cento anni fa, terminata la Grande guerra, si avviavano alla conclusione le trattative di pace, ma la Conferenza di Parigi segnava solo il proseguimento della guerra con altri mezzi nell’attesa e in preparazione di un inevitabile, e ancora più terrificante, secondo conflitto mondiale. La guerra del 1914-1918 fu una guerra totale e imperialista, per sua natura illimitata negli scopi e nei confini, come incontenibili e globali erano le ambizioni del capitale internazionale che l’aveva generata. Per questo, il fallimento della Conferenza di pace non poté essere più netto né più ...continua a leggere "PARIGI VAL BENE UN MASSACRO"

Tra i tanti testi dedicati alla lotta di Liberazione merita di essere citato un libro poco conosciuto ma importante

di Marco Travaglini

S’intitola “Val Vigezzo. La Resistenza”, edito qualche anno fa dall’Anpi con il patrocinio del Comune di Malesco, curato da Paolo Bologna e Albino Barazzetti.
Il volume, corredato da foto d’epoca e riproduzioni di documenti, raccoglie testimonianze, racconti, frammenti di vita, episodi che — nell’insieme — offrono un interessante quadro di ciò che furono gli anni della Resistenza antifascista in questa valle al confine con la Svizzera.
Dal tremendo rastrellamento della Val Grande nel giugno del 1944 (trecento partigiani caduti in combattimento, precipitati dai dirupi o fucilati come i quindici di ...continua a leggere "LA STORIA DELLA RESISTENZA IN VAL VIGEZZO"

di Marco Travaglini

Albero di Goethe

Inizia in Turingia, regione della Germania centro-orientale, inizia con la visita del campo di concentramento di Buchenwald, a circa otto chilometri da Weimar, dove tra il 1937 e il 1945 venne istituito uno dei più importanti campi di prigionia e di sterminio nazisti sul suolo tedesco. Buchenwald fu un luogo di morte e sofferenza collocato a qualche chilometro dalla città che, tra il 1700 e il 1800 fu la culla della cultura europea.

A Weimar, infatti, vissero Johann Sebastian Bach, Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Franz Liszt, Richard Wagner e Friedrich Nietzsche. In questo campo, costruito sulla boscosa collina dell’Ettersberg (Buchenwald significa letteralmente “bosco di faggi) vennero internati circa 250 mila uomini provenienti da tutti i paesi ...continua a leggere "LAGER DEL TERZO REICH: BUCHENWALD E DORA MITTELBAU"

La testimonianza di questi quattro uomini, e quella di tutti coloro che hanno condiviso lo stesso impegno, resterà viva nei cuori e nel lavoro del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale piemontese

di Marco Travaglini

In questi ultimi mesi sono scomparse alcune personalità che hanno condiviso il lavoro del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte teso alla conservazione e valorizzazione della memoria storica della Resistenza e alla promozione della conoscenza dei principi che sono alla base della Costituzione repubblicana. Ne ricordiamo brevemente quattro che riassumono, per molti versi, il senso di quest’impegno al quale hanno dedicato gran parte della loro esistenza.

Franco Berlanda. Il 29 giugno è morto Franco Berlanda, il comandante partigiano “Grigia”. Aveva 97 anni. Insigne urbanista, amico di Le Corbusier, Pablo Picasso e Giulio Einaudi, Franco Berlanda progettò, tra le tante cose, anche la torre circolare al Colle del Lys, il monumento che ricorda sia il feroce rastrellamento nazifascista del 2 luglio 1944, nel corso del quale morirono ventisei giovani partigiani della 17ª Brigata Garibaldi ‘Felice Cima’ nella zona, sia i 2024 caduti delle brigate partigiane dislocate nelle valli Susa, Lanzo, Sangone e Chisone durante la guerra di Liberazione. Impegnato fino all’ultimo nell’opera di trasmissione dei valori della ...continua a leggere "LA MEMORIA A TUTELA DEI VALORI DELLA RESISTENZA RICORDO DI QUATTRO PROTAGONISTI"

di Marco Travaglini

Nell’agosto del 1969, in una piccola località dello Stato di New York, si svolse il più grande raduno nella storia della musica rock: il festival di Woodstock, mezzo milione di persone raccolte sotto l’insegna di “tre giorni di pace, amore e musica”, convenute da ogni parte d’America per celebrare con la musica le idee, i suoni e i colori della generazione cresciuta nella contestazione alla guerra del Vietnam.
Era ferragosto quando salì per primo sul palco Richie Havens e l’aria diventò elettrica. Lo straordinario cantante folk afroamericano suonò tra gli applausi e concluse la sua performance con un finale memorabile, improvvisando su un brano gospel, “Motherless child”, che parlava dei figli degli schiavi. Ripeté all’infinito, suonando la chitarra con ritmo ossessivo, la parola «Freedom», libertà. Nasceva in quegli istanti uno degli inni di quella generazione pacifista.
L’elenco di cantanti, gruppi e musicisti è lunghissimo: Country Joe McDonald and ...continua a leggere "LO “SPIRITO” DI WOODSTOCK EVENTO CHE SEGNÒ UNA GENERAZIONE"

di Marco Travaglini

Nell’autunno del 1911 il Collegio Carlo Alberto di Torino bandì un concorso riservato a tutti gli studenti poveri licenziati dai Licei del Regno. Venivano offerte trentanove borse di studio, ciascuna con una dotazione di settanta lire al mese per dieci mesi. Un’iniziativa ritenuta meritoria, con l’obiettivo di consentire l’accesso all’Università anche a chi non disponeva dei mezzi finanziari necessari per mantenersi gli studi e vivere nella città dell’auto.
Antonio Gramsci fu uno dei due studenti di Cagliari ammessi a sostenere gli esami a Torino. «Partii per Torino come se fossi in stato di sonnambulismo», scrisse. Raggiunse la città subalpina con 55 lire in tasca poiché aveva «speso 45 lire per il viaggio in terza classe delle cento avute da casa». Si iscrisse alla Facoltà di Lettere. A quel tempo le aule si trovavano nell’attuale palazzo del Rettorato. Gramsci non si limitò a frequentare quei corsi e seguì con interesse anche le lezioni tenute a Giurisprudenza da Einaudi e Ruffini. Vivere a Torino era un’impresa: le settanta lire ...continua a leggere "ANTONIO GRAMSCI E LA TORINO D’INIZIO NOVECENTO"

di Marco Travaglini

Ripensando all’11 settembre del 2001, la stragrande maggioranza delle persone si ricordano dov'erano, chi aveva al loro fianco, cosa facevano in quegli istanti drammatici, quali emozioni provarono di fronte all’assalto terroristico alle Torri gemelle del World Trade Center di Manhattan. Pochi, troppo pochi rammentano le stesse cose pensando all’11 luglio di ventiquattro anni fa quando, nella calda estate di guerra del 1995, cadde Srebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Le vittime furono tre volte più numerose di quelle di New York, ma quasi nessuno se ne accorse. Non c’erano immagini, in quei giorni, in tv. Srebrenica, per troppi era un nome senza storia, quasi impronunciabile. Quella cittadina tra le montagne della Bosnia nord-orientale, enclave musulmana a pochi chilometri dalla Drina, cosa rappresentava? Poco o nulla, per chi non aveva nessun desiderio di sapere, conoscere. L’Europa era al mare, la Bosnia non faceva quasi più notizia, la guerra ...continua a leggere "SREBRENICA VENTIQUATTRO ANNI DOPO"

Pubblicazione non periodica a cura di ass. culturale Proposta Comunista - Maggiora (NO) - CF e PIVA 91017170035 Privacy Policy