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In tutte le disinvolte chiacchiere sulle elezioni dei prossimi 20 e 21 settembre, una sola certezza risulta confermata: la confusione. Una confusione senza limite né vergogna. I media parlano di «referendum confermativo», come se quell’aggettivo invitasse implicitamente a confermare la legge di revisione costituzionale, quindi a votare “sì”, in contrapposizione al «referendum abrogativo» in cui si sarebbe indotti invece a votare “no”. In realtà, nella Costituzione italiana, non esistono né il referendum confermativo né quello abrogativo: infatti, gli articoli 75 e 138 parlano semplicemente di «referendum popolare», senza altri aggettivi, in cui l’elettore vota, sulla base delle proprie convinzioni, “sì” oppure “no”, secondo una diversa procedura per le leggi ordinarie e per quelle costituzionali.

 

Una “casta” che punisce se stessa? L’argomento di cui si chiacchiera con disinvoltura è la riduzione del numero dei deputati, da 630 a 400, e dei senatori, da 315 a 200. Un taglio «lineare», dicono i bene informati, esattamente come furono «lineari» i tagli che hanno devastato il sistema pensionistico, la sanità, la scuola, lo stato sociale, svuotato le fabbriche e distrutto l’intero apparato industriale del paese. Si vocifera che gli effetti delle sforbiciate che stanno per abbattersi su Montecitorio e Palazzo Madama saranno a dir poco mirabolanti: zac! Risparmi finanziari stellari; zac! Un parlamento mostruosamente efficiente; zac! Una ...continua a leggere "“CONFERMATIVO” SARÀ LEI!"

Allarmante e sempre grave è la situazione del covid 19 in Italia e nel mondo, a fronte dei negazionisti, dei soloni che prevedevano la scomparsa del virus con l’arrivo del caldo, che ha invece portato a un abbassamento delle età media dei contagiati. In questa situazione eccoci a partecipare ad alcune iniziative all’aperto per ricordare due eccidi fascisti in questa calda estate. Il 10 agosto, Piazzale Loreto a Milano dove furono fucilati 15 partigiani e il 14 agosto a Quarona Sesia in Valsesia dove furono impiccati al ponte della Pietà 5 partigiani. Subito si è notato come fossero ben presenti e rispettate le norme di sicurezza, il distanziamento fisico, la mascherina, la cura dei luoghi dove si svolgevano le iniziative. Ben diversa fu la situazione che si ebbe con la manifestazione della destra il 2 giugno. Loro i promotori dell’ordine, della disciplina, delle regole da rispettare con la forza; loro i ...continua a leggere "A PROPOSITO DI DISTANZE"

Purtroppo, il conto rimane aperto. Un libro senza dubbio utile, questo di Francesco Filippi ma anche un’occasione mancata. Ma perché siamo ancora fascisti? – come suggerisce quel «Ma» iniziale – rappresenta la continuazione del discorso iniziato con Mussolini ha fatto anche cose buone. Edito nell’aprile scorso, in pieno lockdown, il nuovo saggio di Filippi parla di fascismo e antifascismo, questioni che, nonostante la negligenza dei media e della “politica”, rimangono quanto mai attuali e scottanti.

Il soggetto sottinteso e, al tempo stesso, i destinatari di quel «siamo ancora fascisti» sarebbero «gli italiani», o meglio, come l’autore precisa, «la “zona grigia” della coscienza storica del nostro paese». L’impresa appare quasi disperata, soprattutto per il “grigiore” dei potenziali interlocutori, per il terreno scelto e per il momento in cui viviamo, ma l’intenzione è lodevole.

Il libro è diviso in due parti. Nella prima – Cosa non è stato tolto di mezzo – Filippi  affronta alcune delle ragioni che hanno permesso a uomini e a pezzi significativi del passato regime di riciclarsi e radicarsi nella repubblica: le vicende della RSI e del Regno del sud, la mancata epurazione, il riassetto degli apparati dello stato, il sostanziale fallimento del tentativo di contrastare il neofascismo attraverso la legislazione, dalla XII disposizione della Costituzione fino alle leggi Scelba (1952) e ...continua a leggere "FRANCESCO FILIPPI MA PERCHÉ SIAMO ANCORA FASCISTI. UN CONTO RIMASTO APERTO"

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