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Cento anni fa la Conferenza di pace dopo la Prima guerra mondiale

«Rimpiango l’Europa dai parapetti antichi!», esclama il Battello ebbro di Rimbaud. Invece, di quella Europa, imperialista e borghese, ben poco c’è da rimpiangere. Per responsabilità sua, molto pianto risuona ancora per il mondo.
Cento anni fa, terminata la Grande guerra, si avviavano alla conclusione le trattative di pace, ma la Conferenza di Parigi segnava solo il proseguimento della guerra con altri mezzi nell’attesa e in preparazione di un inevitabile, e ancora più terrificante, secondo conflitto mondiale. La guerra del 1914-1918 fu una guerra totale e imperialista, per sua natura illimitata negli scopi e nei confini, come incontenibili e globali erano le ambizioni del capitale internazionale che l’aveva generata. Per questo, il fallimento della Conferenza di pace non poté essere più netto né più ...continua a leggere "PARIGI VAL BENE UN MASSACRO"

C’è stato un tempo in cui la montagna è stata uno dei simboli del riscatto nazionale

di Marco Travaglini

Emile Chanoux

Una data, un luogo e un nome. Possono bastare questi tre indizi per rintracciare, nel tempo, un segno di riscatto per le nostre montagne? La risposta è affermativa se la data è il 19 dicembre 1943, se il luogo è un piccolo centro quasi alle porte di Torino di nome Chivasso e se il nome che si cerca coincide con la “Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine”. Quanti conoscono questa storia? Probabilmente meno di quanti ci si potrebbe augurare, ma a coloro che sono consapevoli della sua importanza e del suo valore non sfugge quanto rappresenti. Si potrebbe definire, infatti, la “prova del nove” del fatto che c’è stato un tempo in cui la montagna è stata uno dei simboli del riscatto nazionale, un tempo fissato nella storia di quei mesi difficili che vanno dall’8 settembre del 1943 alla primavera del 1945.
In quelle stagioni drammatiche i monti italiani, dalle Alpi agli Appennini, rappresentarono il luogo fisico nel quale s’inscenava una lotta dura, fatta di resistenza, libertà, speranza nel futuro. A quelle montagne e a quei montanari ...continua a leggere "19 DICEMBRE 1943 IL RISCATTO DEI MONTANARI NELLA “CARTA DI CHIVASSO”"

Tra i tanti testi dedicati alla lotta di Liberazione merita di essere citato un libro poco conosciuto ma importante

di Marco Travaglini

S’intitola “Val Vigezzo. La Resistenza”, edito qualche anno fa dall’Anpi con il patrocinio del Comune di Malesco, curato da Paolo Bologna e Albino Barazzetti.
Il volume, corredato da foto d’epoca e riproduzioni di documenti, raccoglie testimonianze, racconti, frammenti di vita, episodi che — nell’insieme — offrono un interessante quadro di ciò che furono gli anni della Resistenza antifascista in questa valle al confine con la Svizzera.
Dal tremendo rastrellamento della Val Grande nel giugno del 1944 (trecento partigiani caduti in combattimento, precipitati dai dirupi o fucilati come i quindici di ...continua a leggere "LA STORIA DELLA RESISTENZA IN VAL VIGEZZO"

di Marco Travaglini

Albero di Goethe

Inizia in Turingia, regione della Germania centro-orientale, inizia con la visita del campo di concentramento di Buchenwald, a circa otto chilometri da Weimar, dove tra il 1937 e il 1945 venne istituito uno dei più importanti campi di prigionia e di sterminio nazisti sul suolo tedesco. Buchenwald fu un luogo di morte e sofferenza collocato a qualche chilometro dalla città che, tra il 1700 e il 1800 fu la culla della cultura europea.

A Weimar, infatti, vissero Johann Sebastian Bach, Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Franz Liszt, Richard Wagner e Friedrich Nietzsche. In questo campo, costruito sulla boscosa collina dell’Ettersberg (Buchenwald significa letteralmente “bosco di faggi) vennero internati circa 250 mila uomini provenienti da tutti i paesi ...continua a leggere "LAGER DEL TERZO REICH: BUCHENWALD E DORA MITTELBAU"

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