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GEORGE FLOYD: la vergogna americana.

Gli Stati Uniti in fiamme. L’ennesima uccisione a sangue freddo di un uomo di colore a Minneapolis ha fatto scoppiare la giusta, sacrosanta, potente protesta popolare contro la violenza inaudita della polizia, il razzismo del potere, la discriminazione sociale verso i neri -gli immigrati i più poveri- . Siamo al fianco dei milioni di cittadini americani che stanno scuotendo le città per la giustizia e la cancellazione del razzismo dalla società e dalla cultura di quel paese. A fronte delle violenze del potere poliziesco, con alcune eccezioni significative, minimali sono gli incidenti provocati dai manifestanti davanti alle forze armate in assetto di guerra mentre la protesta civile e pacifica

sta coinvolgendo tutte le maggiori città degli States. Nel paese “esportatore della democrazia” sono calpestati i più elementari diritti dei cittadini di colore e non solo: la vita dell’individuo e la sua dignità. E’ scoppiata una protesta latente da tempo perché il razzismo e la discriminazione sociale non sono mai stati di fatto superati nel paese. Di fatto gli States sono stati e sono tutt’ora un paese razzista. Una nazione razzista che trova da sempre nella destra e nei repubblicani un punto certo; mai come oggi. in modo esplicito, con la presidenza di Trump. Purtroppo anche i democratici hanno le loro pesanti responsabilità, pur avendo portato alla presidenza Obama, primo Presidente di colore. Non sono riusciti o non hanno voluto lottare fino in fondo contro la discriminazione razziale e sociale per non scontrarsi contro le lobbies di potere che, guarda caso, sono quasi tutte in mano ai bianchi e portatrici di voti a convenienza. Nessuna incisiva miglioria sociale per le classi poveri, facile bersaglio della violenza discriminatoria della polizia, vero braccio armato del potere politico. Il partito democratico invece ha fatto di tutto per neutralizzare, contrastare e indebolire le istanze riformatrici e radicali per quel paese, proposte dal senatore del Vermount - il socialista Sanders-. Esemplare l’ultima corsa alla nomination democratica del 2020: dopo le prime eclatanti vittorie di Sanders, tutti gli altri candidati si sono ritirati, coalizzandosi contro di lui e il suo programma, facendo confluire tutti i loro voti su Biden. Anche da qui nasce la  rivolta in America. La mancanza di una vera svolta politica, economica e culturale in grado di trasformare il malessere, il disagio, la crisi della società in un vero cambiamento a favore delle classi più povere, dei deboli, dei cittadini di colore, degli immigrati. Il potere esercita, come sempre, la violenza brutale vista in questi giorni per rinforzare il suo sistema autoritario, in tutti gli ambiti della società, dal lavoro allo studio e alla cultura.

Il Covid19 sta ancora purtroppo uccidendo in America, oltre centomila morti. La violenza del potere attraverso il braccio armato della polizia ha fatto e farà ancora più vittime.

Morti negli animi, nelle coscienze, nelle menti, nella società perché aumenterà ancora di più la discriminazione, l’emarginazione, la sofferenza, il razzismo contro la stragrande maggioranza dei cittadini degli States.

Allora il fuoco non si fermerà.          

 1 giugno 2020.  

 

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