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LA “VALLÉE” ALL’OMBRA (NON TANTO) DELLA ’NDRANGHETA

Ci è capitato in questi anni di scrivere e di lanciare allarmi sulla penetrazione della malavita, mafia e ‘ndrangheta nel nord Italia. Alcuni libri inchiesta e denuncia, tra i quali  Mafie al nord. Il radicamento visto da Novara, di Domenico Rossi ora consigliere regionale del Pd, da tempo sottolineavano questo aspetto inquietante della vita sociale e amministrativa nei nostri territori. Importante è l’opera di monitoraggio, sensibilizzazione, controllo e denuncia svolta dalla Associazione “Pio La Torre- Mattarella” che lavora non solo in provincia di Novara.

Il Piemonte non è estraneo a tutto questo. Si pensi che nell’attuale compagine che governa la Regione tale consigliere Rosso, girovago della destra, ora in FdL è stato arrestato per aver pagato componenti della malavita calabrese in cambio di voti per farsi eleggere. Tutti ricordiamo Brescello, il mitico paesello sulle rive del grande fiume, tempo addietro sciolto per infiltrazioni mafiose. Aprire il capitolo Lombardia significa analizzare la mafia dei colletti bianchi, il riciclaggio di denaro sporco, le infiltrazioni, i condizionamenti, il cosiddetto salto di qualità della mafia e della ’ndrangheta che agisce pesantemente, come una piovra asfissiante, sulla democrazia, la politica, l’economia, la vita sociale e sui partiti.

Ma non solo lì, e non solo da adesso. La piccola Valle d’Aosta, fra montagne, neve e baite, dove pensi di incontrare Heidi che parla il patois, è terra di conquista e di affari per due importanti cosche, ‘ndrine: Nirta-Scalzone, con radici a San Luca (RC), e Facchineri. Il giornalista, operaio per trent’anni, passato poi a fare il corrispondente da Aosta per “Il Manifesto”, “The Guardian” on line, infine collaboratore di “Nuova Società”, convocato in audizione alla Commissione antimafia alla Camera nell’autunno scorso, ha ricordato come la prima autobomba contro un magistrato non esplose in Sicilia ma in Valle d’Aosta nel 1982 e, l’anno dopo, il pretore Giovanni Selis scampò fortunosamente a un attentato. Indagava sul casinò di Saint Vincent. Viene da lontano la commistione tra politica e malaffare.

La Vallée è sempre stata un feudo incontrastato del partito Union Valdôtaine spalleggiato a turno dai partiti nazionali di governo. Un partito padrone della Regione, con una politica corrotta, pervasiva, incrocia e si incontra con la presenza della mafia. La narrazione politica dell’Union Valdôtaine ha sempre negato la realtà dei fatti facendo forza anche sul controllo della stampa locale.

Ora ci sono tre sentenze che confermano la penetrazione della malavita in tutti gli aspetti nella vita della Valle. Nel 2017 venne arrestato il primo magistrato della Valle, Pasquale Longarini, accusato di aver sponsorizzato tal imprenditore Gerardo Cuomo, titolare del Caseificio Valdostano. Il Cuomo era in contatto con un pluripregiudicato per narcotraffico, Giuseppe Nirta, ucciso in Spagna nel 2017. Suo fratello, Bruno Nirta, detto “la belva”, è il responsabile della “locale” di Aosta. Da quella brutta vicenda, ne uscì Longarini, ma quell’indagine portò alla condanna in primo grado, oltre che di Bruno Nirta, anche di alcuni insospettabili. Nicola Prettico, ex consigliere comunale dell’Union Valdôtaine al Comune di Aosta, incassa undici anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, come Alessandro Giachino, croupier del casinò di Saint Vincent. Dieci anni invece per concorso esterno, a Marco Sorbara, consigliere regionale ed ex assessore dell’Union Valdôtaine al Comune di Aosta; stessa pena a Monica Carcea, dello stesso partito, assessore al comune di Saint-Pierre, sciolto per infiltrazioni mafiose. È ancora in corso l’indagine “Egomnia” che contesta il reato di scambio elettorale politico-mafioso, nella quale risultano indagati Antonio Fosson, ex presidente di Regione, e tre assessori regionali, Stefano Borrello, Luca Bianchi e Laurent Vierin, tutti della Union Valdôtaine, tutti cresciuti con il maestro ex presidente della Regione, Rollandin, vero padrone dell’Union Valdôtaine. A Rollandin, ex presidente della Regione, indagato con 21 tra consiglieri e assessori regionali della Vallée per il quasi fallimento del casinò di Saint Vincent, ora in concordato preventivo, la Guardia di Finanzia contesta di aver “gettato” 140 milioni di euro nel casinò senza riuscire a salvarlo. Gli amministratori della casa di gioco sono inoltre accusati di falso in bilancio ed Ego Perron, ex assessore ed ex Presidente del Consiglio Regionale, anche di truffa aggravata. Una Regione autonoma dove chi ha governato è stato colluso con la malavita per traffici e favori di una politica corrotta.

Una considerazione va fatta per cercare di capire un fenomeno pesantissimo di cui non tutta l’opinione pubblica  del nord Italia è informata e consapevole. Va ricordato un dato storico che ha fatto agli inizi degli anni ’70 da apripista alla penetrazione delle grandi organizzazioni criminali nei nostri territori. Diverse famiglie mafiose condannate furono mandate al confino in centri del nord Italia, senza reali controlli e quindi con la possibilità di avviare attività illegali e di copertura. Si pensi, per esempio, a tutto il settore della movimentazione terra. Poi, con il controllo dello spaccio, la mafia e la ’ndrangheta hanno incominciato a “investire” nell’economia e nella finanza, penetrando anche nei settori produttivi. E questo è un dato. Va sottolineato che, con il tracollo della sinistra negli anni ’90, la scomparsa del PCI e dei movimenti di sinistra, con un sindacato istituzionalizzato, si sono persi tutti i presidi, le strutture democratiche che sono sempre state un argine contro il degrado della società. I centri di aggregazione, di incontro di partecipazione come le case del popolo erano spesso momenti importanti e decisivi per ostacolare la presenza di una delinquenza organizzata. Scomparso questo pilastro democratico della sinistra con diverse anime e sensibilità, sono rimaste associazioni e movimenti importanti ma isolati che non ritrovano un riscontro organizzativo, politico e culturale che possa costruire, partendo dai territori e dalle realtà locali, un progetto di legalità e di cambiamento contro il cancro della politica corrotta e delle collusioni con la malavita organizzata.

 

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