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ALLA LEGO SERVICE DI NOVARA, CHIUSURA

L’azienda Lego Service, società grafica torinese con una unità produttiva a Novara in corso Vittoria, chiude. I 37 lavoratori hanno deciso di rifiutare l’anno di cassa integrazione proposto dal sindacato e quindi di accedere direttamente alla Naspi, due anni di disoccupazione, dopo il licenziamento. Lo scontro fra lavoratori e azienda, che trasferirà a breve tutta l’attività nella sede centrale di Leinì, Torino, era diventato pesante e insostenibile per i lavoratori. Infatti, l’azienda proponeva a un numero non ben precisato di lavoratori il trasferimento nella sede centrale. Un’ipotesi irricevibile e ingestibile, chiaramente una provocazione per dilatare i tempi. Novara perde quindi l’ultima realtà grafica ancora presente in città. La Lego Service dimostra come il padronato usi i lavoratori e il lavoro in modo predatorio e solo di convenienza. Non un progetto industriale, nessuna prospettiva di lavoro. Solo spremere il limone e fare profitto. I lavoratori e il lavoro sono per questo padronato una variabile secondaria. E quindi le conclusioni sono sempre scontate: la chiusura come è avvenuto per la Lego Service a Novara. Il dramma è nel fatto che non  si attuano lotte, progetti o soluzioni alternative alle crisi e alla logica barbara padronale. Quando va bene, ai lavoratori si propongono e concedono gli ammortizzatori sociali. Necessita altro. Bisogna ripartire dallo studio dei problemi e delle situazioni produttive e costruire un progetto, un piano industriale sostenibile per l’Italia. Partire dal “lavorare meno per lavorare tutti”, ponendo nuove forme di lavoro dei lavoratori quali l’autogestione e il lavoro in cooperativa, (cooperative vere e non fasulle, mezzi di sfruttamento disumani, come, purtroppo, capita spesso nel nostro paese,) recuperando attività, servizi e produzioni,  per la dignità dei lavoratori e il loro reddito e non solo per il profitto. Il lavoro vero del futuro deve essere quello dei lavoratori.

Siano i lavoratori associati in cooperative le “imprese” del duemila, creando un “mercato” diverso e alternativo al sistema capitalista. Un passo per riaffermare di nuovo la necessità di un nuovo socialismo.

 

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