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1969: IL PIOMBO ERA DEI FASCISTI

L’ideologia imperante guarda il 1969 attraverso la lente deformata degli “anni di piombo”. È uno sguardo falso, che stravolge completamente la realtà dei fatti. Intendiamoci: di piombo, rovente e fischiante, ce ne fu molto in quell’anno straordinario, ma fu, nella maggior parte dei casi, quello della polizia e dei fascisti. E proprio sul piombo fascista vogliamo rinfrescare la mente ai tanti distratti e ai troppi deboli di memoria.

Nel giugno 1969, ci fu un cambio al vertice del MSI, il crogiolo dei nostalgici del ventennio. Morto il legionario franchista e repubblichino Arturo Michelini, diventò segretario del partito il massacratore di partigiani Giorgio Almirante. Come si può costatare, il passaggio avvenne all’insegna di una perfetta continuità. D’altro canto, i fascisti sparavano e lanciavano bombe prima di giugno. Continueranno a sparare e a tirare bombe dopo quel mese e negli anni successivi. Questo con buona pace di quegli storici, nipotini di De Felice, che hanno ammantato il fascismo di un velo  nero e fumoso che ne confonde la principale natura di braccio armato contro il movimento operaio. Questo con buona pace, e cattiva coscienza, di quella destra “moderata” che, prima, ha avallato, coperto e usato la “politica del doppiopetto” di Almirante e, poi, il vergognoso sdoganamento del neofascismo dalla segreteria Fini in poi.

Il 1969 fu uno stillicidio continuo di una violenza neofascista non fine a se stessa, ma parte integrante di una reazione antioperaia che comprendeva pezzi consistenti dell’apparato statale. Non passò giorno senza attentati, incendi, lanci di bombe carta o srcm, pestaggi e aggressioni, scontri, manifestazioni di apologia, provocazioni, atti di vilipendio, assalti squadristi, in più di una volta con esisti tragici. Ne furono investite le città come i piccoli centri, le fabbriche, le scuole, i quartieri, le piazze, le strade, persino le case private.

Infatti, l’anno si aprì a Padova con gli attentati contro le abitazioni del rettore Opocher e del questore Bonanno, opera della cellula di Ordine Nuovo guidata da Franco Freda. Qualche giorno dopo, a Livorno, il segretario provinciale del Msi Luigi Parenti e altri tre missini spararono contro un’auto sulla quale viaggiavano dei compagni. La polizia sequestrò nella sede del Msi una pistola e denunciò Parenti per tentato omicidio e porto abusivo d’arma e munizioni da guerra. Il 27 febbraio, nel tentativo di evitare i razzi scagliati dai fascisti contro la facoltà di Magistero dell’Università di Roma, lo studente Domenico Congedo precipitò da una finestra e morì.

Il 1 marzo, a Brescia, fallì per poco un attentato dinamitardo contro la sede del Palazzo dei congressi dove, il giorno successivo, era in programma un convegno sindacale. Non passò nemmeno una settimana e, a Genova, fu ritrovata una bomba sotto il palco del Teatro della Gioventù dove stava per iniziare una manifestazione di solidarietà con la resistenza greca alla presenza dell'attrice Melina Mercouri. Il 10 aprile, a Milano, scoppiarono bombe contro l’edificio della Borsa valori e l’ex hotel Commercio, occupato dal movimento studentesco. Due studenti furono ricoverati per le gravi ustioni riportate.

Il 15 aprile, bomba al rettorato dell’università di Padova (un secondo ordigno fortunatamente inesploso fu trovato nella biblioteca dell’ateneo patavino il 15 settembre successivo). Il giorno dopo, sempre a Padova, i fascisti diedero l’assalto al municipio. Il 24 luglio, il ministro Restivo tolse al commissario della mobile padovana Pasquale Juliano le indagini sui gruppi di estrema destra, accusandolo di aver fabbricato prove false contro i fascisti. Juliano impiegò ben dieci anni per dimostrare la sua innocenza e onestà, ma, a quel punto, le bombe fasciste, sgomberato il cammino da ogni ostacolo, avevano già ucciso e ottenuto in parte gli effetti desiderati dagli attentatori.

Il 25 aprile, una serie di bombe ad alto potenziale esplose alla Fiera e alla filiale della Banca delle telecomunicazioni della Stazione centrale di Milano, provocando una ventina di feriti. Le indagini furono senza esitazione indirizzate contro gli anarchici sulla base della testimonianza dalla prof.ssa Rosemma Zublena. Ci vorranno due anni per assistere in tribunale al misero crollo del castello accusatorio, mentre il commissario Calabresi fu denunciato per subornazione della Zublena. Alla fine, furono individuati e condannati i veri colpevoli: i fascisti Freda e Ventura. Secondo i dati del ministero dell’Interno, quelle bombe di Milano erano state precedute da altri 32 attentati, per i quali erano stati individuati gli esecutori, ma, fino a quel punto in quattro mesi, gli attentati con esplosivi erano stati ben 140 e di oltre un centinaio non furono né saranno mai individuati i responsabili.

E quando i fascisti non si accontentavano di prendersela coi vivi, profanavano vilmente i morti come successe, il 19 giugno a Fondotoce, quando fu deturpato il monumento ai 42 partigiani fucilati dai nazisti.

L’attività neofascista s’intensificò nel secondo semestre 1969. Il 9 agosto, ci furono ben otto attentati ai treni a Mira, Grisignano di Zocco, Alviano, Pescina dei Marsi e Caserta. Il 16 novembre, il fondatore di Ordine nuovo, Pino Rauti, rientrò nel Msi che aveva con tanto fracasso abbandonato nel 1957. Il 21 novembre, i fascisti milanesi provocarono incidenti ai funerali dell’agente Antonio Annarumma, rimasto ucciso a seguito delle scontro di due camionette della polizia durante lo sciopero generale del 19. Il 7 dicembre, ci fu un attentato contro la Questura di Reggio Calabria per il quale furono denunciati due fascisti. Ormai era chiaro che tutte queste azioni facevano parte di un disegno organico, la strategia della tensione, culminato con la strage di stato di piazza Fontana.

Il 12 dicembre, a Milano, alle ore 16.37, la strage di stato: nel salone della Banca dell’agricoltura, esplose un ordigno. Trovarono la morte immediata 13 persone e dei 90 feriti due morirono in seguito. Le vittime furono Giovanni Arnoldi, Giulio China, Ennio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangallo, Angelo Scaglia, Carlo Silva, Attilio Valè. Qualche minuto prima, era stata trovata vicino all’ingresso della banca una borsa con un’altra bomba inesplosa. Il congegno, anziché essere disinnescato e conservato come prova per le indagini, fu fatto esplodere e distrutto.

Otto minuti dopo, a Roma, alle ore 16.45 nella sede della Banca Nazionale del Lavoro, esplose un terzo ordigno che ferì 14 persone. Alle 17.16, una quarta bomba deflagrò sotto un pennone portabandiera all’Altare della patria. Alle 17.24, un quinto ordigno esplose a poca distanza davanti all’ingresso del Museo del Risorgimento, provocando tre feriti.

Il 14 dicembre, i funerali delle vittime di piazza Fontana registrarono un’immensa partecipazione popolare resa ancora più solenne dalla presenza di decine di migliaia di lavoratori confluiti in piazza Duomo per lo sciopero indetto per le esequie. Davanti alla severa e composta risposta della città e dei suoi lavoratori s’infranse il disegno reazionario.

Questa dolorosa scia di sangue si fermò solo il 16 dicembre. Alle ore 01.50 presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano, moriva il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, la sedicesima vittima innocente della strage di stato: era stato precipitato dal quarto piano della Questura di Milano.

Per l’assassinio di Pinelli nessuno ha mai pagato, ma la verità fu subito chiara nella coscienza di milioni di lavoratori, studenti, proletari che furono i protagonisti di quell’anno straordinario. Come era nella tradizione del movimento operaio, quella verità prese forma, nelle lotte, nei cortei, nei momenti di socialità, attraversò mari e città con le parole e sulle note della ballata di Pinelli:

 

Quella sera a Milano era caldo
Calabresi nervoso gridava
Tu Lograno apri un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

"Scior questore io ce l'ho già detto
le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma giustizia nella libertà".

"Poche storie confessa Pinelli
c'è Valpreda che ha già parlato
lui è l'autore di questo attentato
ed il complice è certo sei tu".

"Impossibile - grida Pinelli -
un compagno non può averlo fatto
chi è l'autore di questo delitto
tra i padroni bisogna cercar".

"Stai attento indiziato Pinelli
questa stanza è già piena di fumo
se tu insisti apriam la finestra
quattro piani son duri da far".

L'hanno ucciso perché era un compagno
non importa se era innocente
"Era anarchico e questo ci basta"
disse Guida il fascista questor.

C'è un bara e tremila compagni
stringevamo le nostre bandiere
noi quel giorno l'abbiamo giurato
non finisce di certo così.

Calabresi e tu Guida assassini
se un compagno ci avete ammazzato
questa lotta non avete fermato
la vendetta più dura sarà.

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo che caldo faceva
è bastato aprir la finestra
una spinta e Pinelli cascò.

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