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11 GIUGNO: LA MINORANZA AL GOVERNO DEI COMUNI

Le ultime elezioni comunali hanno consegnato, o riconsegnato, le nostre città a giunte di destra che rappresentano minoranze sempre più esigue e comitati d’affari ancor più insaziabili e spietati. A Borgomanero, tutto si è risolto al primo turno: poco più della metà del 58% dei votanti (nel 2012 votò più del 66%) ha scelto il primo cittadino. A Omegna, al ballottaggio, si è recato alle urne meno della metà degli elettori e la prima lista vi era giunta col 39% dei consensi. A Borgosesia, gli elettori sono diminuiti dal 70 al 65% e la lista vincente si è attestata sul 38%. I conti sono presto fatti: a Borgosesia, chi governa rappresenta un quarto dell’elettorato; a Borgomanero il 29 %; a Omegna, nel primo turno, raggiunge appena il 20%. Nei tre centri, su quasi 42 mila elettori, hanno disertato le urne più di 17 mila cittadini. Non c’è dubbio alcuno: nei prossimi anni, le amministrazioni delle nostre città saranno espressioni di minoranze.

La massiccia fuga dai seggi elettorali non preoccupa né vincitori né vinti e pare lasciare indifferenti sia gli osservatori sia gli organi di stampa. Invece, questo risultato elettorale ripropone un interrogativo di fondo: chi sono gli astenuti? La platea dei non votanti è varia, ma sicuramente al suo interno sono presenti in gran numero lavoratori, sottoccupati, precari, disoccupati, pensionati, un’ampia e dispersa componente proletaria a cui bisogna aggiungere i quattromila immigrati regolari privi del diritto di voto, esclusi dai diritti politici e, per i razzisti di tutte le tinte, anche da quelli civili (con i minori sono 2.253 a Borgomanero, 950 a Omegna e 818 a Borgosesia). Quanti degli astenuti sono stati elettori di sinistra avendo partecipato allo scontro sociale degli anni passati? Anche qui, tanti, troppi, delusi e traditi dalle scelte di quelli che avrebbero dovuto essere i loro governi. Tanti, troppi che pagano sulla loro pelle le conseguenze di quelle politiche: lo smantellamento dello stato sociale, l’affossamento dei diritti dei lavoratori, l’alienazione, le umiliazioni, l’impoverimento o la miseria quotidiana.

Ormai da decenni le forme di rappresentanza democratica sono in crisi inarrestabile. Le altissime percentuali di votanti, che hanno accompagnato mezzo secolo di lotte e di parziali conquiste del movimento operaio italiano, sono un pallido e lontano ricordo. Quanto a quelle conquiste, esse sono state svuotate o distrutte. Le riforme in senso democratico di uno stato pur sempre borghese, vagheggiate dai partiti di sinistra, si sono rivelate la solita illusione pagata a prezzo altissimo proprio da quelle classi che la sinistra avrebbe dovuto difendere. Sconfitto il movimento operaio, snaturate le sue organizzazioni, alterati i delicati equilibri costituzionali, il nostro paese ha subito un rapido processo di “americanizzazione”. Le classi dominanti si sentono così forti da imporre i loro governi, sia al centro sia nelle periferie, anche senza un vero consenso elettorale, forti di una egemonia ideologica che non trova riscontri e di un formidabile apparato di controllo e di repressione. Nell’era di Trump, presidente americano eletto nonostante avesse ricevuto meno voti della Clinton, governano le minoranze, piccole di numero, meschine di cuore, anguste di mente e tanto più feroci e arroganti.
C’è un ultimo dato delle elezioni dell’11 giugno che va rimarcato: il vuoto dei programmi elettorali, incapaci di offrire alternative a una crisi devastante che dura del 2008. A Borgomanero, si è arrivati al paradosso: in pratica, tutte le liste hanno riservato grande attenzione alle difficoltà dei commercianti del centro la cui soluzione sarebbe… l’annullamento dell’isola pedonale! Ora, i commercianti del centro sono solo una parte, numerica ed economica, minore dell’intero settore commerciale cittadino che soffre di ben altri problemi, ma soprattutto va rimarcato che i commercianti NON sono LE vittime per eccellenza della crisi.
Non confondiamo frammenti di una piccola borghesia che lotta coi denti per non retrocedere nella sua posizione di classe e per difendere i suoi privilegi con chi ha pagato i costi disumani della crisi, ha perso tutto o parecchio ed è già retrocesso nella società: i lavoratori licenziati, quelli costretti a lavoro nero o sottopagato, i giovani delle famiglie disagiate, gli anziani, gli immigrati ridotti in condizione schiavile!
Ebbene, cosa c’era per loro nei programmi elettorali se non inutili parole di circostanza e qualche spolverata assistenziale? Le vittime principali della crisi, i proletari rimangono senza voce e senza rappresentanza.

16 luglio 2017

Pubblicazione non periodica a cura di ass. culturale Proposta Comunista - Maggiora (NO) - CF e PIVA 91017170035
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